sabato 1 dicembre 2012

Comd'Arte, art@work

COMD’ARTE 
RASSEGNA DI ARTE CONTEMPORANEA 
DAL 7 DICEMBRE 2012 AL 13 GENNAIO 2013 
COMDATA LECCE

Un luogo di lavoro può essere freddo e poco stimolante, oppure accogliente ed a misura di chi lo vive ogni giorno. Un solo elemento determina l’una o l’altra cosa: il lavoratore e la sua voglia di esserci. E solo un elemento determina la voglia di esserci di un lavoratore: l’attribuzione del giusto valore da parte dell’azienda. Spesso si fa l’errore di guardare al lavoro di un Customer Care come monotono e poco ambito, solo perchè lo si racchiude nell’idea classica di Call center, luogo di precarietá. Tuttavia l’operatore di un Customer Care è una figura professionale che garantisce, appunto, un servizio al cliente, di assistenza continua e su svariati tipi di problematiche, districandosi tra necessitá di problem solving nel piu breve tempo possibile. Il lavoro è frenetico a tutti i livelli e non sempre è facile ricordarsi che si è parte di un qualcosa di grande, di un obiettivo comune che si costruisce grazie all’operato di ogni singolo. Un’ottimo stimolo proveniente dall’azienda è quello di interessarsi all’individualitá del proprio lavoratore: Chi è? Come occupa il suo tempo libero? Quali sono i suoi sogni, le sue passioni? Queste domande ha saputo porsele il site manager della sede di Lecce dell’azienda Comdata, ed è da questo spunto che nasce l’iniziativa Comd’Arte , un’ esposizione di opere d’arte contemporanea di pittura, fotografia e scultura, selezionate tra le produzioni di quindici artisti/operatori, che hanno custodito un talento artistico nel proprio cassetto, lasciandolo sempre aperto. Comdata, da anni leader nella consulenza e nei servizi di Customer Care, ha un motto : We care, we share. E, di fatto, l’evento vede, oltre alla valorizzazione dei propri lavoratori e degli ambienti, l’apertura al pubblico e la condivisione degli spazi aziendali, per un’unica serata in cui sará possibile visitare la mostra d’arte e, al tempo stesso, conoscere da vicino questa grande realtá, sita nel cuore di Lecce, che ad oggi può contare sulla professionalitá di oltre 1.300 persone che riempiono le sale operative dalle 8,30 alle 22,30 di tutti i giorni e per i quali la mostra continuerá all’interno della sede, fino al 13 gennaio 2013. Partecipano gli artisti/operatori Alessandro Faraone, Davide Cosi, Raffaele Madaro, Giovanni Cacciapaglia , Davide Margari e Rossella Venezia con opere fotografiche; Valentina Toscano, Luisa Carlà, Antonio Perlangeli, Marina Manca, Antonio Ragane e Marcello Quarta con opere pittoriche e Silvia Scardia con sculture di cartapesta. Direzione artistica e comunicato stampa a cura di Alessandra Del Vecchio. Il vernissage si terrá venerdi 7 dicembre alle ore 18 alla presenza degli artisti e durante la serata verrá proposta agli invitati la lettura del testo teatrale scritto e interpretato da Stefania De Dominicis, attrice/operatrice, dal titolo “Sospesa ad un filo..”

venerdì 27 gennaio 2012

RIDATECI L'AQUILA, personale fotografica di Gigi Cappabianca




Ridateci L’Aquila
Personale di Fotografia
Di
Gigi Cappabianca
Dal 5 al 30 gennaio 2012
San Sebastiano, via Municipio 14
Barletta
Dalle 20 alle 24, martedì escluso.
Info 368/7722790
Ingresso libero


RIDATECI L’AQUILA
(testo di Alessandra Del Vecchio)


Esistono molti modi per raccontare una storia, per descriverne i dettagli e mostrare al pubblico quelli più toccanti e fondamentali per capire. La fotografia è un modo assai efficace e che può essere facilmente letto da chiunque perché è diretta e, pur lasciando spazio alle interpretazioni grazie alla sua essenza artistica ed estetica, non può generare equivoci.
Fotografia che deve quindi essere non solo esercizio artistico, ma strumento di verità per descrivere, ad esempio, un’Italia che soffre, attraversata da disastri edilizi imminenti o accaduti, sfiancata da un’imperante criminalità che, in questo settore come in nessun altro, ha compromesso irrimediabilmente il dialogo con la natura E quest’ultima se ne risente, manifestando la sua impossibilità a convivere col cemento, con l’arroganza umana che si ostina a far arrampicare intere cittadine sui piedi delle montagne con i mezzi sbagliati, sfidando oltre che il buon gusto, le sue semplici leggi. Quelle che nessuno difende, quelle che la natura è costretta a far rispettare con i soli mezzi che possiede: i disastri.
Per non dimenticare una storia dolorosa come quella de L’Aquila, ancora in attesa di risposte e di giustizia, una mostra del fotografo Gigi Cappabianca è in corso a Barletta; Ridateci L’Aquila è il titolo di una serie di immagini che danno vita alla personale dell’artista che ha visitato quei luoghi prima e dopo il terremoto del 2009 e che mostrano una città abbandonata e in rovina, tenuta in piedi da cinghie, puntelli, cavi e soluzioni di fortuna vere e proprie nel centro storico, ma completamente distrutta nel restante centro abitato dove, i palazzi moderni, costruiti senza rispettare le norme antisismiche, sono crollati inesorabilmente dai piani superiori, addosso a chi dormiva e non sapeva di vivere in luoghi non sicuri. Una notte che non può e non deve essere dimenticata, perché c’è stato chi ha perso la vita ingiustamente e chi ne ha tratto profitto dietro enormi menzogne. E di questo non possiamo essere indifferenti. I media ci hanno assuefatti con racconti strazianti e, come per tante altre notizie, il dolore degli altri ci scivola addosso perché non si ha tempo, perché non si ha voglia di intristirsi, perché “ognuno ha già i suoi di problemi”.
Ma l’indifferenza è crimine e l’omertà la conseguenza. La desolazione, le strade deserte, gli appartamenti “aperti” da squarci nelle mura, gli oggetti personali delle vite quotidiane privati della propria dimensione e ancora, dopo quasi tre anni, in attesa di ritornare ad essere privati e intimi, il dolore che trasuda dalle immagini in mostra è talmente vivo e reale che non si può ignorare. Nel giusto silenzio di una passeggiata tra immagini fotografiche, soffermandosi su ciò che ci dicono e ci mostrano si può ritrovare interesse e ritornare a essere sensibili, recuperando il proprio ruolo nella società. Che deve essere attivo e mai passivo e annoiato.
In un paese in cui dilaga la mania perversa di raggiungere il luogo di un disastro per farsi fotografare con alle spalle la rovina e la testimonianza di morte, forse è il momento di recuperare il ruolo dell’arte. Ridateci L’Aquila ma non solo, ridateci la possibilità di riflettere, di piangere, di sentire il dolore altrui, attraverso l’arte.
Chè da ridere c’è ben poco.

Classe 1964, fotografo da sempre, Gigi Cappabianca vive e lavora a Barletta, dove è tra i membri fondatori di diverse associazioni, tra cui Punto Focale, e partecipa alla creazione di diversi progetti, da eventi musicali a corsi di fotografia per dilettanti.
Un impegno costante in quella che è forse molto più di una semplice passione, ma una vera e propria necessità che lo spinge a imprimere tutto quello che passa quotidianamente davanti ai suoi occhi (a volte anche di lato, o alle spalle!) e che costituisce un ricchissimo archivio storico della città e della sua storia contemporanea, dagli anni Ottanta a oggi.
Ogni sua esperienza vissuta, personale o collettiva, è testimoniata da immagini il cui marchio inconfondibile è nella scelta del dettaglio, della luce, degli sguardi di chi è ritratto, di un momento immobile, ma solo per quell’istante che lui ha saputo cogliere. Alla sua seconda personale, di sicuro in camera oscura riserva ancora moltissime sorprese e storie da raccontare. O da ricordare.

Ridateci L’Aquila è ideata dall’Associazione Punto Focale, con il patrocinio della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, ed è visitabile fino al 30 gennaio presso il pub e circolo culturale San Sebastiano, in via Municipio 14 a Barletta, dalle ore 20 alle ore 24, escluso il martedì.

sabato 4 giugno 2011

ALTRI LUOGHI, personale di Fulvio Tornese, Pechino 2011


È un viaggio quello che Fulvio Tornese percorre da sempre, fatto di lunghe fermate attraverso luoghi e suggestioni, persone e paesaggi che non scorrono via ma aprono fessure nell’anima, dalle quali fuoriescono
innumerevoli domande. Domande sullo spazio, sul perché della sua commovente perfezione, sul motivo della impossibilità a comprenderla e farla propria. E poi consapevolezza, coscienza del limite umano che si consuma nella ricerca della perfezione, senza accorgersi di essere solo parte di un universo perfetto, che
nessun uomo può creare. Divino. Un uomo comincia a vivere quando sa di non poter eguagliare la perfezione della natura, quando si scarica da questo ingombrante peso e decide di lasciarsi penetrare. Allora la natura è semplice intuizione, la fantasia la interpreta e le attribuisce significati eterni, almeno per una
singola vita. Una vita fatta di simbiosi e di ricerca, e dall’impulso di voler raccontare. Così il percorso dell’artista, iniziato ai tempi degli studi universitari, è fatto di numerose tappe, nelle quali il mondo prima, lo
spazio e gli elementi che cercano di dialogare, l’essere umano e la sua infinita combinazione di spazi interiori poi, sono al centro dell’esplorazione. Un viaggio alla ricerca di qualcosa che poi ci si dimentica mentre si cerca, catturati da altre cose, dalla vita stessa. La vita è ciò che succede mentre si perde tempo a
cercare qualcosa ha detto qualcuno. Tornese forse lo ha capito da tempo e lo ha accettato, per questo nella sua arte la ricercata tecnica pittorica si lascia possedere dal caso. È il caso del momento che determina il
soggetto della tela, perché lui racconta come meglio può ciò che sta accadendo. Tra creazione e professione,il pittore e l’architetto intrapresero un viaggio in cui realtà e arte si fondono, il lavoro e la creatività non
prescindono l’un dall’altro. La pittura diviene quindi una fuga dal grigiore della realtà verso la città ideale, in cui il cielo si colora di tinte surreali, i palazzi si srotolano come papiri e si stagliano in un incastro improbabile. Le strade non iniziano e non finiscono, non esiste spazio definito e le leggi dell’equlibrio
architettonico sono completamente dimenticate, o meglio superate, perchè non ci sono limiti alla creazione dell’ambiente urbano di Tornese, in cui il sogno e la realtà si coniugano alla pura utopia, a sussurri non uditi.
Erano i tempi delle città : strade e palazzi erano deserti, ma pian piano si insinuava un desiderio di inserire l’essere umano in quelle solitarie vie, così aeroplani le sorvolavano, come alieni in cerca di un nuovo
pianeta, migliore del proprio, chissà l’uomo stesso. E così oggi, la veduta delle tele non è più quella aerea:siamo atterrati, siamo con i piedi sul suolo delle città fantastiche ed è adesso l’elemento umano il protagonista. Dopo la ricerca di un luogo ideale, Tornese cerca oggi l’uomo ideale. O almeno cerca di
rappresentarne i limiti e le quotidiane avventure che, solitari, questi personaggi sproporzionati vivono.
Sproporzionati perché incontenibili sono i moti dell’anima di un essere umano; giganti perché sono soli e la scena viene riempita da questa solitudine, anch’essa incontenibile. “Altri luoghi” cercano questi goffi e a
volte tristi personaggi, cercando di acquisire esperienza dentro i labirinti in cui Tornese si diverte a farli smarrire. "Non mi muovo" dice uno di loro, cercando di rimanere ancorato con i piedi per terra, mentre viene trascinato via dal muoversi degli eventi; è Dubbioso un altro mentre cerca, stando in piedi in un punto alto, forse la strada giusta, mentre una notte buia e tempestosa gli pesa sulla testa; si aggira tra Tempeste passate un uomo solitario come volesse mimetizzarsi tra quei palazzi che un tempo sono stati il centro del mondo di
Tornese. E poi le emozioni e le passioni: Ramon punta la pistola contro uno spaventato cuore con le ali, in una scena quasi poliziesca dato l’impermeabile girgio del personaggio e la macchina stile anni ’50 che fugge
via dalla scena, di cui si intravede solo il posteriore. L’atmosfera è quasi sempre tempestosa e grigia, quasi a voler testimoniare uno stato di passaggio, in cui le emozioni sono ancora confuse e chiuse in quelle nuvole che ancora non liberano la pioggia, che spesso lava via tutte le incertezze. Probabilmente nella prossima fase
ci sarà il sole, per il momento è notte, il pittore non è ancora pronto a schiudere il nucleo delle idee che sono alla base di questa produzione. Lo dimostra molto bene la tela che si intitola Lo stato delle cose: qui il
personaggio si è fermato. Con il gesto tipico di chi osserva e allo stesso tempo pensa, appoggia una mano contro la parete e attende. Fuori il cielo è grigio e le nuvole sono rosse. In fondo l’uomo rappresentato nelle tele è un alter ego dell’artista, Un eroe del nostro tempo che cerca di barcamenarsi in un mare in tempesta,appoggiando tutto il proprio peso su un appoggio esile e molto fragile.
Per questo è un eroe, perché non è la base su cui appoggia il proprio peso a salvargli la vita, ma la sua determinazione e la volontà di raggiungere
la fine della tempesta.

In questo le opere della produzione che dà vita ad “Altri luoghi” sono un racconto di attuale e vivida sofferenza dell’essere umano, il quale si aggira in questo mondo che ormai ha modificato oltre i limiti dell’impossibile e che adesso dovrà fare i conti con sé stesso e la propria natura, prima di doverli fare con la natura stessa dell’universo, che non potrà rimanere inerme vittima per sempre e prima o poi dovrà anch’essa far sentire la propria forza e la propria indignazione verso questo essere che si sente tanto grande ma che in realtà è solo un puntino in balìa di forze superiori. Le stesse emozioni lo governano, lui che ha un corpo tanto grande e un cervello che lo distingue da tutto il regno animale, eppure così debole e vittima di sé stesso.
A volte ispira quasi compassione, così grande e grosso e così inesorabilmente solo.

È il destino dell’uomo, ma forse, come quella del pittore, è solo una fase.

giovedì 2 settembre 2010

AVVISO PER ARTISTI E OPERATORI CULTURALI



RIVISTA DI ARTE CONTEMPORANEA-AVVISO PER ARTISTI E OPERATORI CULTURALI
Cari amici
artisti, galleristi e curatori, associazioni culturali e promotori di arte contemporanea
vi scrivo per rendervi partecipi di un progetto che sto portando avanti:
Si tratta di una rivista, Eikon, fondata dall'associazione Federcritici, che si occupa di divulgare le attività, le creazioni, le passioni e le idee dei gruppi artistici e culturali o delle individualità che operano e lavorano in ambito creativo.
Offriamo lo spazio gratuitamente alle Associazioni e alle Gallerie che organizzano Eventi.
Agli artisti e agli scrittori offriamo una spazio di recensioni critiche e un servizio di stampa, distribuzione e promozione delle loro opere verso canali specializzati e 5000 inidirizzi selezionati.
Il nostro obiettivo è permettere ad Artisti, Scrittori. Poeti, Designer, Architetti, Piccoli Editori, Associazioni, Gallerie, Istituzioni, Enti, Società musicali, ecc.. di promuovere la propria attività, diffondendo l'informazione attraverso un canale specializzato.
La rivista viene recapitata direttamente all'indirizzo di possibili fruitori o appassionati, ed è gratuita. Viene inoltre recapitata agli indirizzi segnalati dagli associati e spedita in indirizzo agli "addetti ai lavori" (agenzie letterarie, Gallerie, uffici stampa e comunicazione, redazioni di giornali e riviste, critici, studiosi, ecc...)

La rivista è strutturata in cinque sezioni:
1. EVENTI & MOSTRE
2. ARTE & TERRITORIO
3. MESTIERE & TALENTO
4. ARTE & CREATIVITA'
5. ARTISTI & GALLERIE

La rivista è visibile in PDF al link
http://issuu.com/peterblack/docs/eikon1

L'artista pubblica una pagina o due, e riceve fino a 50 copie al prezzo di costo che può utilizzare come meglio crede. Anche venderle al prezzo di copertina (10 euro) e recuperare le spese.

Se siete interessati ad avere uno spazio o qualsiasi ulteriore informazione, nn esitate a contattarmi.

Se vi va, fate girare questa mail ai vostri contatti, ve ne sarei grata.
Saluti

Alessandra Del Vecchio
critica d'arte, giornalista freelance
www.myspace.com/alessandradelvecchio
www.equilibriarte.org/alessandradelvecchio
www.exibart.it

Read more: http://www.myspace.com/alessandradelvecchio/blog#ixzz0yN0rRr6G

lunedì 22 febbraio 2010

ARTISTI PUGLIESI IN SPAGNA







PF 10
Pequeño Formato


Racchiudere in 25 centimetri la propria creativitá con tutta la sua prorompenza non è impresa facile per un artista al quale, solitamente, una intera parete non basterebbe a fare da tela per catturare pensieri, sogni e impulsi. Irrazionale e senza spazio il gesto artistico, tuttavia, deve anche farsi interprete della realtá e dei suoi limiti: una sfida quindi quella lanciata da Marcela Jardón, la padrona di casa della Galleria Red 03, sita nel centro vibrante di Barcellona, alma della Cataluña, con questo evento dal titolo “PF 10”, ovvero “Piccolo formato”,in cui ogni artista deve rappresentare la propria arte in uno spazio non superiore a 25x25 cm.
In questo interessante dialogo si incontrano personalitá artistiche provenienti da aree disparate dell’Europa, inclusa la Puglia con ben dieci rappresentanti guidati dalla direzione artistica dell’architetto Carla Pinto. Racchiusi in piccole e preziose ‘Light box’ i ricordi e le storie di Semira Forte sono chicche di design alle quali si coniuga la proposta di Adalgisa Romano, designer la cui ricerca artistica si basa sull’abitare lo spazio e le relazioni tra interni ed esterni, con uno sguardo ricorrente al cielo; lineari e minimalisti i disegni nero su bianco dell’architetto nomade Azzurra Cecchini, la quale fonde vocazione artistica alla funzionalitá che la sua ricerca professionale le impone nel riempire o adornare uno spazio. È quindi la volta del fotografo Bruno Barillari, il cui pennello è la macchina digitale e le infinite possibilitá che la sua mente artistica produce si traducono in immagini di una realtá rivisitata e adattata alle interpretazioni surreali, a volte quasi oniriche perchè proprio come fanno i sogni, scuotono l’animo dell’osservatore, costringendolo alla riflessione; a lui si affiancano le opere fotografiche di Francesca Speranza, in un concept dal titolo “Domestic Landscape” in cui è riprodotta la realtá quotidiana, spesso triste ahimè!, di una donna, ancora oggi rinchiusa nel suo ruolo, appunto, domestico. Ancora, il Fantadesign di Valentina D'Andrea, le cui rappresentazioni scenografiche includono design, arte e moda, cui si contrappongono le opere pittoriche di Gemma Palamá, ovvero manipolazione della materia che l’artista modella con forza e passione, dando vita al proprio inconscio attraverso segni e metafore ricorrenti. Anche Monica Righi manipola la materia e i 25 cm le stavano talmente stretti che questa fuoriesce dal quadro, morbida e voluttuosa, astratta e libera. Come libero è il segno di Emanuele Scravaglieri, in cui la pittura è la vera protagonista che svela poco a poco il soggetto della tela, emblema di questo artista dominato dall’impulso e sprezzante delle regole. Un vero e proprio ‘scapigliato’, come Orodè Deoro, artista e performer che dá vita a tele dal sapore teatrale, in cui interpreta le vicende umane in chiave a tratti bohemienne e fumettistica. La mostra avrá inizio giovedí 11 marzo e proseguirá sino al 17 dello stesso mese. I testi critici relativi agli artisti italiani, in versione italiana e spagnola, sono a cura di Alessandra Del Vecchio.

ELENCO ARTISTI :
Adalgisa Romano
Azzurra Cecchini
Bruno Barillari
Valentina D'Andrea
Emanuele Scravaglieri
Francesca Speranza
Gemma Palamà
Monica Righi
Orodè DeOro
Semira Forte

Galleria red 03
Sant Antoni dels Sombrerers 5
Barcellona, Spagna

giovedì 10 dicembre 2009

ADRIANO RADEGLIA, SEGNI D’ARTE RUBATI ALLA TERRA



ADRIANO RADEGLIA, SEGNI D’ARTE RUBATI ALLA TERRA

A cura di Alessandra Del Vecchio


Una bassa marea che ha lasciato scoperte le meraviglie dei fondali di una barriera cristallina, questa è la sensazione che si potrebbe avere osservando i preziosi segni d’arte di Adriano Radeglia.

Ma anche di trovarsi davanti a piccoli tesori rubati alla terra, come dice lui, e al mare della Puglia, regione materna in cui è nato nel 1974 e che, sin dalla prima infanzia, ha esercitato il suo fascino magnetico infondendo al suo spirito l’armonia del colore puro e della bellezza insita in ogni forma vivente plasmata dalla natura. Ed è con umile rispetto che la sua arte si fonda proprio sull’emulazione della grande artista, maestra creatrice di forme perfette, emblema ed obiettivo per chi sente di doversi esprimere attraverso l’arte. Cosí le sfumature e i paesaggi della calda e solare regione bagnata da due mari, sono la fonte alla quale attingono la pittura e la scultura di Radeglia, piccoli emblemi e metafore di vita alle quali l’artista conferisce forme bizzarre, grottesche, capricciose, quasi aliene. Fissate nella terracotta eppure cariche di dinamismo, elemento sapientemente preservato insieme alla fantasia e l’inventiva,

le creature di Radeglia acquistano vita coprendosi di oro, argento, colori vivi o vitrei, o ancora immergendosi in lineamenti di natura. Petali amorfi, corolle e spine, intiganti aculei che danno l’impressione di potersi ritrarre al contatto con un dito, evocano vita e, attraverso gli occhi riproducono il profumo stesso del luogo da cui provengono, accompagnato dalla sensazione di riconciliazione totale dell’uomo con l’anima mundi, in un gioco privo di uniformitá e regole. Proprio come quei giochi infantili che tanto gli piacevano, quando modellava la cera delle candele forgiando forme strane e di pura fantasia, con la stessa ingenuitá, in un gesto forse involontario, sono nate le sue creature dal cuore spinoso, quasi a proteggere la sua purezza e quell’animo infantile, attraverso aculei che non feriscono, ma si piegano alla forza dell’amore e della sinceritá.

“...Un semplice foglio di carta abbozzato con matite o biro,

uno straccio di tela chiara da tingere di colori fortuiti

o ancora la superficie rugosa dell'asfalto grigio scuro da contrastare con del gesso bianco.

Erano questi i "giochi" preferiti della mia infanzia

un sentimento, una passione, l'esigenza di avere il contatto con ciò che la mia mente pensava e desiderava. Ed è complice la natura ed i colori della terra di Puglia, dove sono nato nel 1974,

che ancora oggi ispira un'espressione artistica iniziata attraverso la pittura

nella quale libero la mia idea di scenografia,

dove un semplice frutto o un fiore ci guidano ad osservare

una scena o solamente un cielo per richiamare alla mente.

L'evolversi dell'espressione mi ha portato verso il sapere di nuove tecniche e la sperimentazione.

È la materia manipolata, l'argilla, con la sua vanità di essere se stessa o mutare in altro,

che è diventata strumento indispensabile di una nuova espressione”.
Adriano Radeglia


Adriano Radeglia

Radeglia è nato il 23 luglio 1974 a Mesagne. Ha frequentato il Liceo artistico con indirizzo architettura, nella cittá di Brindisi, e si è impegnato attraverso corsi professionali tesi alla valorizzazione delle attivitá artigianali nella propria terra. Tutto inizió infatti con la creazione e riproduzione di oggetti antichi, quelli che ogni pugliese ritrova nella cucina della nonna, giocando su una nuova chiave decorativa, attraverso la quale, poco a poco, l’evoluzione ha portato a creare forme inedite, in una sincronia istintiva tra cuore, mente e mani. È cosí giunto all’attuale produzione artistica, passando anche per un iniziale interesse per il design d’arredo, riscontrabile peraltro nelle sue opere che possiedono una grande carica scenografica e che non di rado si ritrovano a coprire una veste di “utilitá” quotidiana, come lampade o contenitori. Vive e lavora a Mesagne, dove la sua casa è laboratorio e spazio espositivo. Presente nello scenario artistico italiano dal 1995, di seguito le sue partecipazioni a mostre e eventi d’arte a partire dal 2000:

martedì 14 luglio 2009

ARMANDO MARROCCO, PERCORSI



Frammenti di vita plasmati dal vento

“Tempio del vento” è il titolo che Armando Marrocco, negli anni ’80, dava ad una sua opera polimaterica, ma è anche emblema del lavoro d’artista e della ricerca estetica, oltre che umana e spirituale, di un percorso volto alla simbiosi con la materia, con la sua imponenza e fisicitá che, al tempo stesso, è plasmabile. Come il vento, infatti, le mani dell’artista salentino interagiscono su materiali disparati, naturali e non, dal cartone al bronzo, dal cemento al marmo o alla semplice terra, sicuramente quella rossa e infuocata, instancabilmente sin dagli anni Cinquanta. Ed è proprio quí nella sua terra natale che giunge oggi, tappa non ultima dei suoi innumerevoli “Percorsi”, come dall’eloquente titolo della mostra ospitata nelle sale del Castello Carlo V per tutta l’estate e curata da Toti Carpentieri e Raffaele Gemma. Nativo di Galatina, Marrocco ha studiato e insegnato scultura presso l’Istituto d’arte salentino per poi dirigersi verso i grandi centri dell’arte e della cultura. Ammiccante era Milano negli anni ’60, per lui importante fulcro di scambi e gravida di esperienze formative al fianco di architetti e urbanisti. La sua creativitá non conosce alcun confine: è ancora giovanissimo quando realizza importanti opere come la scultura per l’ Hailè Selassiè Foundation Building di Addis Abeba, in memoria del Ras etiope, o partecipa, con Pierre Restany, all’anniversario del Noveau Realisme nel 1970. Cosí le sue opere si sono disseminate dentro e fuori il Paese, sicuramente il Salento ne gode particolarmente: note sono le sue opere urbanistiche come le fontane in pietra leccese o i portali bronzei della Cattedrale di Lecce e del santuario di Santa Maria “de finibus terrae” a Leuca. Amante della natura, indagatore della umana condizione, la sua ricerca ininterrotta lo ha condotto per tutti questi anni senza mai perdere la strada nè tantomeno il soffio vitale che permea le sue opere, che sono frammenti di vita e di spazi lontani, piccoli angoli di terra in cui riflettere e sentirsi parte di un pianeta piuttosto che di un mondo. nella convinzione che il viaggio sia “l’unica condizione umana valida e giustificabile”come lui stesso ama affermare. Cosí tra passione e pura poesia, la sua carriera è stata omaggiata dai migliori critici d’arte italiani e dal miglior pubblico internazionale, “tra sconfinamenti e riflessioni” descrive Toti Carpentieri ”con continue discese nella memoria, in una sorta di volontaria necessità di riconciliare il passato con il presente, la natura con l’uomo, in un’opera che è reliquia e stupore, tra tele, specchi, legni avvolti da stoffe colorate, sabbie australiane, resine e magiche ed auree presenze, nell’emergenza di una sacralità che appartiene a quest’ultimo sciamano”, vero e proprio alchimista della vita e dell’arte. (Alessandra Del Vecchio)
Lecce, Castello Carlo V, fino al 30 agosto.